Agricoltura in Aree Protette
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Azione 3
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Progetto Azione 3 - Contributi

Il progetto Equal “Aree protette, adattamento professionale degli occupati nel comparto agricolo” nella strategia della Federazione Italiana dei Parchi

Matteo Fusilli, presidente di Federparchi

La Federazione Italiana dei Parchi ha condotto negli anni un’ampia gamma di attività, politiche e organizzative, di studio e di promozione, tutte rispondenti alla propria impostazione strategica, che vede nell’attività agricola sostenibile un fattore determinante della conservazione del paesaggio e della difesa della biodiversità e negli operatori agricoli protagonisti essenziali della vita delle aree protette. Una vita che non può prescindere dalla valorizzazione delle risorse e delle identità locali e dal rafforzamento degli elementi di qualità e di specificità che le caratterizzano.
Nell’ambito di queste attività, fatte di accordi nazionali e di coinvolgimenti locali, di grandi eventi promozionali (come le Fiere dedicate, o l’Atlante dei prodotti tipici dei Parchi) e di sostegno alle molte buone pratiche agricole dei propri associati, è sembrato alla Federparchi naturale utilizzare le consistenti opportunità offerte dall’iniziativa comunitaria Equal.

Come è noto Equal è uno strumento rivolto al mercato del lavoro, del quale vuole aggredire i fattori discriminanti per particolari settori o categorie svantaggiate, attraverso la sperimentazione di metodologie che, una volta testate, possano essere utilizzabili ad una scala generale, regionale o nazionale o addirittura comunitaria.
Come non vedervi allora l’occasione per verificare la possibilità di attuare sul campo – e su un campo dalle condizioni di partenza più difficili: le zone interne montane di territori protetti – un percorso di adattamento professionale per operatori agricoli con i quali verificare la praticabilità del passaggio dal presunto “limite” imposto dall’appartenenza ad un parco, allo sfruttamento delle “opportunità” insite in quella stessa appartenenza.
Si trattava di un percorso già felicemente compiuto in altri contesti ambientali, più prossimi a zone densamente abitate, dal richiamo turistico consolidato e dalle colture o produzioni da lungo tempo rinomate. La sfida stava nel riproporlo e nel seguirlo in zone tutelate meno conosciute, dalle risorse più limitate, dove permane alto il rischio di abbandono dell’attività agricola, con conseguente impoverimento del tessuto sociale fatto di presenze, rapporti, conoscenze, saperi indispensabili e non ricostituibili.

E’ nato così il progetto “Aree protette, adattamento professionale degli occupati nel comparto agricolo”, che è stato apprezzato e finanziato dal Ministero del Lavoro e che è ormai alla sua ultima fase, costituita dalla preparazione sperimentale degli operatori agricoli selezionati.
Si tratta di un progetto che affronta il problema, è bene sottolinearlo, con un altro dei criteri che stanno molto a cuore alla Federparchi, ma che è del resto una richiesta della stessa iniziativa comunitaria: la collaborazione. Le forze che si sono unite a noi e ai tre parchi pilota (il Parco delle Foreste Casentinesi, quello del Gargano e quello dell’Alto Appennino Modenese) sono innanzitutto quelle rappresentative del mondo agricolo – le associazioni dalle quali dipende molta parte della replicabilità del percorso sperimentato – alle quali si sono associate agenzie e istituti di ricerca e di formazione e altri partner ancora che hanno costituito nell’insieme una alleanza robusta e a sua volta esemplificativa di quella necessaria a livello più generale.

Il progetto è iniziato con una intensa attività di ricerca e di raccolta di documentazione. I dati generali derivanti da analisi socio-economiche, rilevazioni sul campo, confronto di repertori legislativi e normativi, indagini sugli strumenti della concertazione territoriale, sono stati implementati con verifiche puntuali sulla situazione delle attività agricole – e in particolare biologiche - e di quelle ad esse collegate come le turistiche e le agrituristiche. L’esame di elementi significativi quali la successione d’impresa e il ricambio generazionale in ambito agricolo sono stati arricchiti da valutazioni sulle necessità più rilevanti, nello stesso ambito, di formazione professionalizzante. Il risultato è da qualche mese disponibile in una raccolta pubblicata su carta e on line: esso rappresenta un riferimento utilissimo non solo per il progetto, ma per ogni approfondimento che si voglia operare su un tema così complesso e delicato.

La seconda fase è stata dedicata alla predisposizione di una metodologia formativa che fosse la più rispondente possibile alle conclusioni della ricerca e dunque la più adeguata alle caratteristiche dell’ambiente e dei fruitori, ai quali ci si propone di fornire le competenze necessarie ad affrontare nuovi contesti lavorativi e le nuove richieste del mercato, facendo leva sulle risorse proprie degli specifici ambienti a parco. Per questo la stesura del programma didattico è stata sottoposta al vaglio di laboratori sperimentali da parte dei formatori delle stesse associazioni agricole e solo dopo le necessarie modificazioni imposte dal test è divenuta il piano formativo adottato, disponibile ora anch’esso in una pubblicazione tanto cartacea che digitale.

La terza fase è costituita dai corsi formativi nei tre parchi, che si sono avviati nei primi giorni di novembre e che stanno vedendo una attiva partecipazione dei circa cinquanta operatori selezionati. I corsi sono strutturati secondo tipologie adattate alle realtà locali differenti e hanno il compito di preparare al pieno dispiegamento di vocazioni e tendenze individuali attraverso lo sfruttamento di condizioni e strumenti propri dell’ambiente interessato. Un elemento distintivo del corso sarà rappresentato da uno stage in alcuni parchi francesi nei quali sono state condotte significative esperienze di diversificazione dell’attività agricola.
Attraverso questo stage si porta anche a conclusione un rapporto transnazionale che ha consentito un proficuo scambio di esperienze, del quale si trova traccia in ogni specifica produzione di materiali e che darà i suoi frutti anche nella formazione degli operatori.

Infine, il progetto è vissuto di una costante attività – una di quelle cosiddette trasversali – di diffusione delle elaborazioni e delle conoscenze acquisite, allo scopo di consentire la massima valorizzazione dello sforzo e delle risorse impiegate, oltre che di garantire la divulgazione dei risultati nell’ambito dei settori maggiormente interessati alla riproduzione delle azioni positive condotte.
Una pratica di mainstreaming, come si usa dire, alla quale si è pensato di dedicare una più ampia e specifica attenzione attraverso la realizzazione di una Azione 3 - alla quale abbiamo voluto dare il nome di “Professionalità per gli occupati del comparto agricolo” - anch’essa approvata e finanziata dal Ministero del Lavoro. Nell’arco di alcuni mesi si darà così luogo allo sviluppo di una strategia comunicativa, di informazione e formazione che dovrà contribuire a sensibilizzare e attivare i soggetti dai quali dipendono le scelte che possono maggiormente influire sulla creazione di un clima di collaborazione per il sostegno al lavoro agricolo nelle aree protette.
Workshop regionali e nazionali, incontri, newsletter, cartoline video e una campagna mediatica rivolta a operatori, a dirigenti politici, a decisori delle amministrazioni centrali e periferiche, per generare un ritorno di consapevolezza e uno slancio di attività. Una campagna incentrata sui valori della qualità, dell’innovazione e della multifunzionalità nella gestione delle aziende agricole in territori protetti, come elementi indispensabili per riservare ad esse uno spazio di eccellenza nel più vasto processo di valorizzazione del “made in Italy” e di promozione dell’indispensabile rafforzamento economico e sociale di ambiti considerati un tempo marginali e di cui è minacciata la stessa coesione sociale. Nel più genuino spirito dell’iniziativa comunitaria Equal e secondo la consolidata strategia dell’associazione unitaria delle aree protette italiane.

Fusilli