Agricoltura in Aree Protette
Chi è Federparchi?
Gli obiettivi del progetto
Le Attivita' Previste
La scheda del Progetto
L'iniziativa comunitaria Equal
Azione 3
Novità

Progetto Azione 3 - Contributi

Strumenti finanziari per la difesa e lo sviluppo delle Aree Protette

Nel precedente step Arsial è stata impegnata a descrivere gli strumenti della programmazione negoziata come supporto finanziario dello sviluppo locale.
Si trattava dei patti territoriali rivolti in via esclusiva o principalmente a sostenere lo sviluppo delle aree sottoutilizzate del paese.
Con questo termine, introdotto dalla legge finanziaria per il 2003, viene indicato un ambito territoriale coincidente con quello delle aree depresse.
Più precisamente sono comprese nelle aree sottoutilizzate:

  1. le aree ammissibili agli interventi 1 e 2 dei fondi strutturali
  2. Le aree ammesse a sostegno transitorio per gli obiettivi 1 e 2
  3. le aree rientranti nella fattispecie dell’art. 87 paragrafo 3 lettera c) del trattato C.E., vale a dire le aree ammesse al regime di deroga per gli aiuti di Stato a finalità regionale.

Il patto territoriale, quale espressione del partenariato sociale, è l’accordo tra più soggetti pubblici operanti a livello locale, rappresentanze locali delle categorie imprenditoriali, soggetti privati per l’attuazione di un programma di interventi in svariati settori fra cui l’agricoltura, agrindustria, pesca.
Nelle intenzioni questo strumento avrebbe dovuto segnare una netta discontinuità nelle politiche di sviluppo territoriale del nostro paese.
Tale discontinuità discendeva, in primo luogo, dalla constatazione dell’esito largamente insoddisfacente dell’esperienza costituita dall’intervento straordinario nel Mezzogiorno.
Inoltre hanno concorso a favorire il cambiamento la riforma dei fondi strutturali europei , che ha comportato l’adozione di una logica ispirata al decentramento delle competenze e la maggiore attenzione attribuita alle forme di sviluppo endogeno e ai sistemi economici locali: il carattere dei patti e, in generale, degli strumenti della programmazione negoziata, è costituito dall’attenzione rivolta all’interdipendenza di diversi soggetti operanti sul territorio (enti locali, associazioni di categoria, sindacati, Enti imprese) e al rilievo che assumono le relazioni che si possono stabilire tra tali soggetti attraverso procedure negoziali.
Infatti i P.T. sono strumenti che non hanno per oggetto una singola iniziativa imprenditoriale, ma l’elaborazione di un progetto locale di sviluppo costituito da interventi integrati di promozione delle attività produttive su un determinato territorio, realizzati mediante il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati che su di esso operano.
Il giudizio su questi strumenti è controverso.
Da alcune analisi, condotte di recente, risulta che gli strumenti della programmazione negoziata e in particolare i P.T. hanno concorso in maniera significativa a modificare l’approccio dei soggetti coinvolti.
In particolare consolidando la consapevolezza della necessità di interventi condivisi in grado di ridurre alcune diseconomie esterne.
Però dall’esperienza sono emersi anche rilevanti profili critici che attengono soprattutto ai tempi eccessivamente lunghi di attivazioni degli interventi e di erogazione delle risorse e, alla precarietà dell’assetto normativo e alle frequenti modifiche intervenute.
Per superare gli ostacoli, spesso di carattere burocratico sono stati adottati numerosi aggiustamenti normativi e procedurali (in ampia parte con apposite delibere CIPE) i quali hanno, tuttavia, concorso a determinare una situazione di incertezza operativa, tradottasi in significativi ritardi nelle erogazioni delle agevolazioni ai destinatari.
Sarebbe lungo e noioso indicarne la cronistoria.
Basti sapere che, in un primo tempo (1996 – 97) venivano approvate dal CIPE (patti di Prima generazione).
Dal 1998 è stato istituito lo strumento del bando mutuato dalla legge 488/1992 in cui le iniziative sono istruite da istituti credito convenzionati e che l’assegnazione delle risorse avvenga a favore del responsabile del patto.
Tale prassi ha reso leggermente più rapide le procedure di erogazione, ha influito negativamente nella coralità del Patto indirizzando i finanziamenti verso singole iniziative non correlate fra di loro e gestite dai patners più forti del patto.
Nel 2000 con D.M. del Tesoro con il quale sono stati istituiti anche i patti agricoli, sono state modificate ulteriormente le procedure di erogazione delle risorse affidandole al soggetto responsabile del P.T. e ancora nel 2002 e nel 2003, a seguito del passaggio delle competenze del Ministero economia e Finanza al Ministero Attività Produttive e dell’accordo tra i suddetti Ministeri le Regioni, ANCI, UPI e l’UNCEM sono intervenute altre modifiche.
Ad oggi si può affermare che i Patti si sono regionalizzati, che è stato creato un soggetto responsabile del P.T. che, verificato lo stato delle singole iniziative pattizie, trasmette all’istituto convenzionato (attualmente la Cassa dei Depositi e dei Prestiti) l’elenco di tali iniziative per le erogazioni con le indicazioni delle risorse pubbliche ad esse assegnate dal CIPE:
Inoltre, è previsto un meccanismo premiale riferito all’efficienza nella gestione a cui viene correlata la possibilità di riprommagare, nell’ambito dello stesso patto, le risorse derivanti da rinunce e revoche.
In sintesi, le iniziative che a due anni dall’avvio del patto abbiano un livello di attivazione di almeno il 50% del totale oppure un livello di erogazione del 20% possono proseguire.
In caso di mancato rispetto di tali condizioni, esse verranno definanziate e le rimanenti risorse destinate ad altre iniziative di sviluppo locale nell’ambito dello stesso territorio regionale.
Complessivamente dal 1996 ad oggi sono stati approvati 220 P.T.
Ai primi 12 Patti di prima generazione (1996 –97) se ne sono aggiunti altri 117 patti generalisti di seconda generazione approvati tra il 1998 e il 2003 ed ulteriori 91 patti specializzati nei settori dell’agricoltura e della pesca approvati nel 2000.
Secondo dati del M.E.F. riferiti al maggio 2004 (Relazione generale sulla situazione economica del paese) ai 220 patti finora sottoscritti è legato un investimento complessivo del 11,3 mld di Euro, un onere pubblico di 5,5 mld di Euro e un’occupazione prevista di 75.788.
A fronte di tale previsione per i primi 12 patti (1996 – 97) sono previsti investimenti per 513 ml al 31- 12- 2003 erano stati erogati 241 ml di Euro.
Dei 208 Patti di seconda generazione(117 91) ne risultano attivi 196.
I 106 patti generalisti che dovrebbero originare investimenti per 7,8 mld con un onere pubblico pari a 3,4 mld hanno generato erogazioni per 1,1 mld pari al 32% dell’onere complessivo .
I 90 Patti agricoli che prevedono 2,2 mld di investimento complessivo con un onere pubblico di 1,4 mld hanno registrato erogazioni al 31/12/2003 per 354 ml di Euro pari al 26% dell’onere complessivo.
La tabella allegata dà conto della situazione finanziaria dei patti al 31.12.2003.
Come descritto, la preventiva costruzione di un vasto e condiviso consenso, l’approntamento e la gestione di un patto territoriale ne fanno uno strumento di complessa attuazione, acuita e dal fatto che le procedure subiscono continue modifiche e che le risorse disponibili saranno ridotte con l’imminente finanziaria del 2004. E’ pur vero che gli attori presenti in territori sottoutilizzati dovrebbero comunque perseguire progetti di sviluppo integrato al di là degli strumenti finanziari proposti della contrattazione programmata.

Infatti il riferimento territoriale dell’iniziativa comunitaria EQUAL che ci riguarda sono le zone agricole appenniniche ricadenti nelle Aree Protette e la cui superficie è di 1.193.423 Ha (dati 2000). L’obiettivo proposto è quello di ridurre le disuguaglianze dei lavoratori agricoli in tali aree.
Fra le molteplici azioni previste e mirate al conseguimento dei risultati si identificano fra le altre, le seguenti:

  • assicurare la continuità della gestione agricola
  • favorire il mantenimento di una comunità rurale vitale in loco
  • creare un osservatorio permanente delle “buone pratiche” realizzate nei nuovi bacini economici dati dall’agricoltura biologica, dalla produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti tipici ( agricoltura di qualità)
  • conservare lo spazio naturale, incrementando la compatibilità delle pratiche agricole con l’ecosistema delle diverse aree, con particolare riferimento alla biodiversità, della riduzione dell’inquinamento dei corpi idrici, del contenimento dell’erosione, della salvaguardia della fertilità dei suoli.
  • La promozione e il mantenimento di sistemi di produzione agricola sostenibile a basso impatto ambientale che tengano conto delle esigenze dell’ambiente (gestione dei rifiuti e delle biomasse verdi di scarto)

Infatti un’area protetta deve perseguire le seguenti finalità:

  1. Conservare gli ambienti naturali presenti sul territorio e gli organismi che in esso vivono consentendo la naturale evoluzione e il mantenimento degli equilibri esistenti.
  2. Restaurare e recuperare gli ambienti degradati e le aree marginali, nonché ricostruire gli equilibri ecologici
  3. Promuovere lo sviluppo sociale, economico e culturale delle popolazioni interessate, incentivando le attività compatibili con le istanze ambientali
  4. Sviluppare la ricerca scientifica effettuata in modo continuo ed interdisciplinare e favorire l’informazione ambientale

In sintonia con l’idea dello sviluppo sostenibile cosi come sancito dalla conferenza di Rio de Janeiro nel 1992 e come anche dal piano di azione di Agenda 21 che lo definisce uno sviluppo economico, equilibrato ed equo, con un elevato livello di coesione sociale e di integrazione e un forte impegno di protezione ambientale e di responsabile utilizzazione delle risorse naturali.
Compito insopprimibile delle Aree Protette è la difesa del suolo secondo metodi di coltivazione che siano rispettosi da un lato dell’ambiente e dall’altro fonte di reddito per le popolazioni rurali esistenti su tali comprensori : tale funzione va incoraggiata anche alla luce delle istanze e delle strategie politiche vanno assumendo.
Il VI° Programma di Azione/Ambientale si pone come obiettivo:

  1. un’ulteriore progressione della legislazione ambientale e una più approfondita integrazione dell’ambiente nelle politiche economiche e sociali che esercitano pressioni nell’ambiente.
  2. una maggiore responsabilizzazione dei cittadini e parti interessate nei confronti dell’ambiente.
  3. Un rinnovato impulso a tutte le misure atte ad affrontare problemi ambientali gravi e persistenti.

Per il loro perseguimento il VI° programma di Azione Ambientale ha individuato quattro azioni tematiche:

  • Cambiamento climatico
  • Natura e biodiversità
  • Ambiente e salute
  • Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti

Per quanto qui interessa appaiono essenziali l’azione “Natura e biodiversità” e “Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti”.
La prima si prefigge di tutelare aree rurali integrandone in modo efficace l’ambiente e la biodiversità nelle politiche agricole in abbinamento con nuove iniziative quali lo sviluppo di una strategia di protezione del suolo.
La seconda si propone metodi di coltivazione compatibili, una più attenta gestione del patrimonio boschivo e il riutilizzo produttivo dei rifiuti destinati a crescere nel prossimo futuro.
Sono stati identificati con successivi documenti, e qui si fa riferimento alla comunicazione della Commissione n°179 del 16.4.2002, alla risoluzione dl Parlamento Europeo del novembre 2003, al Regolamento n°1590/2004 del 26.4.2004, le minacce che gli organi comunitari hanno identificato per il suolo:

  • erosione
  • diminuzione della sostanza organica
  • contaminazione del suolo
  • impermeabilizzazione
  • diminuzione della biodiversità

Tali minacce tra loro combinate portano al degrado del suolo.
Ad oggi si calcola che circa 52 milioni di Ha (il 16% del totale) nella UE a 15 siano colpite da forme di degrado.
In tale superficie vi sono anche aree protette.
I rimedi che si intendono porre in atto vengono individuati nei principi di prevenzione quali tecniche che prevedono arature leggere, agricoltura biologica, pascoli permanenti,
concimazione con stallatico e compost che consentono il ripristino della sostanza organica del terreno.
Un ulteriore elemento di tutela viene dall’impegno assunto a procedere al più presto a una definizione formale dei modelli di agricoltura e dei tipi di coltivazioni che convivono nell’Unione (agricoltura di qualità, agricoltura biologica a bassa intensità di lavoro, pascoli di montagna) al fine di elaborare iniziative legislative che tengano conto del ruolo svolto dall’agricoltura ai fini della rivitalizzazione del suolo e dell’importanza di conservare l’attività agricola soprattutto nelle regioni dove il rischio di spopolamento è maggiore e dove uno sfruttamento adeguato e compatibile dei terreni agricoli, dei pascoli e delle foreste è indispensabile ai fini della conservazione degli stessi. A tal riguardo è allo studio che nelle misure agroambientali della PAC siano incluse norme relative alla protezione e alla conservazione dei suoli con relative risorse finanziarie.
Conservazione del suolo, buona prassi agricola e ripristino della sostanza organica sono i pilastri fondanti della strategia delle politiche ambientali in campo agricolo nei territori ricadenti nelle Aree Protette.
A tali principi si incardina un altro elemento strategico: la riutilizzazione dei rifiuti.
E’ in fase di emanazione una direttiva incentivante l’uso del compost come ammendante e apportatore di sostanza organica e di promuoverne l’uso di quello certificato, soprattutto per quanto attiene alla presenza di metalli pesanti e al rapporto C/N.
Del resto lo strumento finanziario LIFE, già interviene con iniziative volte all’utilizzo di biomasse verdi compostate destinate alla fertilizzazione dei terreni.
Si conoscono già esperienze positive nei paesi transalpini e anche in Italia.
Tra gli altri, si segnala che l’ARSIAL sta conducendo in partenariato con AMA e Agrital un’esperienza in tal senso. I rifiuti dei mercati ortofrutticoli rionali di alcune zone della capitale vengono compostati nell’impianto AMA di Maccarese e il prodotto viene fornito ad agricoltori della zona ad alta vocazione orticola per la fertilizzazione dei terreni in un’area prossima alla riserva del litorale.
I risultati riferiti dopo un anno e mezzo di prove sono soddisfacenti per la qualità e quantità di prodotto ottenuto.
Aspetto da approfondire è la qualità del compost che dipende soprattutto dal costo di produzione attribuibile in misura prevalente dall’energia necessaria per immettere ossigeno nella biomassa.
L’Università di Milano (Istituto di Chimica Agraria sta provvedendo a stabilire le specifiche chimico - fisiche occorrenti per ottenere il miglior compost dato il materiale di partenza) simulando anche il costo di gestione per l’ottenimento del miglior prodotto possibile.
Ciò in funzione del fatto che il progetto prevede espressamente, oltre alla valutazione del ridotto carico inquinante e di nutrienti azotati, anche la valutazione dei costi di gestione e della convenienza di analoghi modelli in altre aree, anche ricorrendo ai costi aggiuntivi di appositi impianti di compostaggio.
Tale analisi potrà fornire alla Commissione Europea elementi utili per valutare l’emanazione di eventuali normative in materia di riutilizzazione di biomasse verdi di scarto.
Il knowhow maturato dai singoli partners del progetto “Aree protette” gli strumenti finanziari a disposizione, le competenze acquisite consentono di avviare in sequenza nuove ipotesi progettuali, quali ad esempio “esperienze di agricoltura biologica ovvero ecocompatibili con l’utilizzo di compost ottenuto con impianti da realizzare in un territorio ricadente in Area Protetta” finanziato con lo strumento LIFE, nell’ambito del VI programma di Azione Ambientale.
Ovvero “lotta all’erosione e al degrado dei terreni in aree marginali mediante la buona prassi agricola e l’apporto di sostanza organica mediante il riutilizzo di biomassa organica compostata”, in collaborazione con partners di altre regioni del Mediterraneo attraverso il P.I.C INTERREG III B o III C.

GIUSEPPE IZZO
ARSIAL

Stato di attuazione dei patti territoriali
Situazione al 31 dicembre 2003